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Visciano 9
ottobre 2008
Missionari sulla scia
dell'Apostolo delle Genti
Carissimi confratelli
In comunione con tutta la Chiesa, guidata oggi dal Papa
Benedetto XVI, anche noi viviamo un anno speciale di
riflessione, preghiera intensa e missionarietà apostolica
sull'esempio dell'apostolo delle genti di cui stiamo celebrando
uno speciale anno giubilare.
Il mondo soffre in attesa di liberazione e redenzione come dice
il Papa nel messaggio per la giornata missionaria mondiale,
molti promettono gioia e felicità illusorie fonte di inganno;
troppe volte leggiamo nel volto del popolo di Dio, soprattutto
dei giovani, sconforto e delusione e proprio per questo dobbiamo
sentire impellente nel cuore il dovere di aiutare, di dare
risposte.
La verità è che solo Cristo è la fonte della vera gioia, solo
Lui può dare la Speranza, perché è la fonte unica della
Speranza, come meravigliosamente espose il Papa nella sua
Enciclica: "Spe Salvi".
Chiamati Missionari, dobbiamo esserlo in profondità e non a
parole, ed inoltre missionari non di "solo pane" ma della
Redenzione di Cristo.
Cristo ci ha chiamati, ed è a Lui che abbiamo risposto, solo in
Lui potremo "attingere l'attenzione, la tenerezza, la
compassione, l'accoglienza, la disponibilità, l'interessamento
ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai
messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi
completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il
profumo della carità di Cristo." (messaggio del papa n°2).
È necessario diventare più sensibili e attenti. Non possiamo
rimanere tranquilli e adagiati nell'indifferenza mentre tanti
aspettano voci di speranza, annunci di buone notizie.
L'apostolo delle genti, non ha fatto calcoli di fattibilità o
previsioni di riuscita ma sentendo nel cuore l'impellenza della
nuova vita in Cristo si lancia incurante di pericoli e ostacoli,
arrivando ad affermare: "guai a me se non evangelizzo".
Ai religiosi il papa nello stesso documento ci dice: "cari
religiosi e religiose, segnati per vocazione da una forte
connotazione missionaria, portate l'annuncio del Vangelo a
tutti, specialmente ai lontani, mediante una testimonianza
coerente di Cristo e una radicale sequela del suo Vangelo."
San Paolo ci insegna non solo con la sua parola profonda ma
anche con l'esempio della sua vita che essere missionari
significa lanciarsi senza paura, saper vincere ogni ostacolo,
noncuranti delle difficoltà, pur di arrivare a quanti più
possibile.
Tutti conosciamo quella famosa lista di pericoli e problemi che
egli dovette sopportare e superare per portare il messaggio
della salvezza a tutte le genti. Dio chiamava e Paolo obbediva,
Dio inviava e Paolo andava con entusiasmo, generosità e
dedicazione servendosi quando di un compagno e quando di un
altro.
Ma anzitutto San Paolo ha evangelizzato con il suo esempio,
unendo il lavoro alla predicazione, preparando e formando
collaboratori che potessero diventare suoi successori per dare
continuità a quanto lui iniziava.
I vari Timoteo, Tito, Apollo... sono personaggi che lui
accoglieva come discepoli e poi inviava o lasciava come guide
delle comunità che doveva abbandonare per dirigersi a nuovi
orizzonti di evangelizzazione.
Tutto questo vorrei che fosse tema di riflessione per noi
missionari della Divina Redenzione per far si che in questo mese
dedicato alle missioni e in tutto quest'anno giubilare
dell'Apostolo Paolo, riuscissimo a dare una svolta di
rivitalizzazione della nostra missionarietà.
Anche il documento conclusivo del nostro Capitolo ci spinge in
questa direzione, si tratta quindi di una necessità rilevata da
tutta l'assemblea capitolare che diventa motivo per la
riflessione di ognuno.
Per concludere vorrei dare uno sguardo alla Patrona delle
missioni con la cui festa inizia questo mese: Santa Teresina del
Bambin Gesù.
Anzitutto mettiamo in risalto il fatto che lei scoprì la sua
vocazione-carisma nelle lettere di San Paolo, dove l'apostolo
delle genti scrive ai Corinti di aspirare ai carismi più grandi
e che il carisma maggiore di tutti, è la Carità. Teresa ha
capito che la sua vita doveva essere "TUTTO AMORE", VIVERE PER
AMORE, VIVERE AMANDO, CONSUMARSI AMANDO.
Solo l'amore vero da ragione alla nostra vita, solo per amare si
giustifica vivere.
Ma l'amore vero esige due cose: Preghiera e Sacrificio; santa
Teresa è diventata la patrona delle missioni senza andare
lontano ma pregando e offrendo tutti i suoi sacrifici.
È tempo di riprendere il valore del sacrificio e della
mortificazione come offerta gradita a Dio, Lui che ha salvato il
mondo con la croce, ci invita a essere uniti a lui offrendo i
nostri sacrifici quotidiani.
Lamentarci meno e offrire di più!! Con questa speciale
intenzione di essere Missionari della Divina Redenzione dando il
nostro piccolo contributo che riceve significato e valore unito
al Sacrificio di Cristo.
Con San Paolo dobbiamo poter dire: completo in me ciò che manca
alle sofferenze di Cristo, non perché quel sacrificio sia
rimasto incompleto ma piuttosto perché Cristo Gesù ci permette
di unirci a Lui con la nostra piccola offerta.
Sacrificio e preghiera, "COMUNIONE VERA", stare da soli in
compagnia di colui che sappiamo ci ama, come diceva Teresa, la
grande.
Animo dunque e avanti sempre senza mai arrenderci, Gesù se lo
aspetta da noi, Gesù se lo merita e il mondo lo necessita con
urgenza.
Di cuore vi benedico
P Vito Terrin |